Luigi Locatelli, giornalista, ora freelance. Scrive di cinema (e altro) sul suo blog. Adora Godard e i film made in Hong Kong. Ecco i suoi post direttamente dal Festival di Cannes 2012
Non c’è festival più divistico e amante delle star di questo. Qui il red carpet, anzi la montéé de marche, è un’istituizione, lo star watching una religione, la folla fa la ressa fin dal mattino intorno al tappeto per conquistarsi le posizioni migliore: si blocca il traffico e per entrare al Palais bisogna fare tortuosi giri. Cose impensabili a Venezia, per non parlare di Berlino.
Stasera apertura ufficiale, il tappeto rosso entra finalmente in azione. Lo salirà Bérénice Bejo, presentatrice della cerimonia, attrice miracolata proprio a Cannes l’anno scorso con The Artist. Ma l’assembramento massimo è previsto per martedì prossimo con Brad Pitt, anzi Brad e basta, che verrà a presentare il suo noir Killing them softlly e ci si chiede se l’occhiuta Angelina lo lascerà venire solo o lo accompagnerà per tenerlo sotto controllo. Potrebbe attirare più folle di lui, contando su legioni di ragazzine scatenate e pronte a tutto, il pallido prence di Twilight Robert Pattinson, da queste parti con Cosmopolis, film di un maestro vero come David Cronenberg e la domanda è: avrà imparato a recitare? Se per lui ci saranno i cordoni della polizia lo stesso potrebbe accadere per la sua fidanzata, nella saga vampira e nella vita, Kristen Stewart, anche lei incredibilmente in concorso con Sulla strada (sì, tratto proprio da Kerouac, gli sbuffi di noia tra i giornalisti hanno già raggiunto il livello di guardia). Ma a rubare la scena a tutti potrebbe essere Sean Penn, habitué del festival e stavolta senza film dentro o fuori concorso, presente però per quello che sarà il grande evento charity, la serata pro Haiti presentata da Giorgio Armani che avrà come host lui, il due volte Oscar, ormai sempre più monumento-totem della dedizione hollywoodiana alle buone cause. E si sa, non c’è niente di meglio della bonta e dell’altruismo per far salire l’indice di popolarità.
L’outsider sarà Matthew McConaughey, bello, troppo bello, così beefcake da sembrare anche un po’ stupido. Invece da un po’ ha deciso di impegnarsi e fare l’attore vero. A Venezia lo si è visto, bravissimo, in Killer Joe, qui ci sono addirittura due suoi film in concorso di cui si dice un gran bene, Mud e The Paperboy. Brad attento, Matt potrebbe fare il salto di qualità stavolta. Sul fronte femminile non c’è gara, Nicole Kidman quest’anno batte tutte. Dopo anni di film opachi sbarca sulla Croisette con The paperback, dove fa la sexy-svampita del Sud e con Hemingway & Gellhorn (fuori concorso), biopic sul tormentato matrimonio tra lo scrittor nobelizzato e Martha Gellhorn, la corrispondente di guerra che lo amò e gli diede del gran filo da torcere.
In concorso con due film anche Isabelle Huppert, ma lei appartiene a un’altra categoria, quella delle muse (e musone) del cinema d’arte. Stando alle francesi, oggi l’attrice numero uno e anche la più popolare fuori dai patrii confini è di sicuro Marion Cotillard, che sarà qui domani per la prima di De rouille et d’os. Qualcuno invece si accorgerà di Reese Witherspoon, non proprio il massimo della simpatia e reduce da un flop come Una spia non basta? Probabile che la si vedrà da queste parti per la prima di Mud (c’è anche lei con McConaughey), ma l’entusiasmo resta improbabile.
Invece gli chic e gli snob, che sono tanti, vanno a caccia di divi intellò, meno smaccatamente di massa, ciconfusi di una qualche aura di nobile impegno. Il filosofo-regista-divino mondano Bernard Henri-Lévy per esempio, che sarà qui a presentare come evento speciale Le sarment de Tobrouk, film sulla “sua” guerra di Libia (se Sarkozy è intervenuto pesantemente da quelle parti è stato anche perché BHL gliel’ha chiesto).
Già adorata dai più fini la coppia protagonista di Confessioni di un figlio del secolo, presentato però nella sezione un Certain Regard. Lui è quel pazzo di Pete Doherty che ne fece vedere di ogni alla povera Kate Moss al tempo del loro turbolento amore, lei è la diva di tutte le dive intellettuali, Charlotte Gainsbourg. Altro che Kidman, sussurrano i critici più aristocratici.
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